13 marzo

Giuseppe Pontormo, La Visitazione

 

In questi giorni a Firenze si è aperta una mostra dedicata ai due maggiori ed estroversi protagonisti del manierismo toscano: Pontormo e Rosso Fiorentino. In mostra è arrivato, dopo un importante restauro, anche uno dei quadri più affascinanti del primo dei due artisti. È la Visitazione, un capolavoro che Pontormo dipinse verso il 1530 e che da sempre è conservato nella cappella di un paesino del contado fiorentino, Carmignano. È un quadro che andrebbe visto in loco, perché la sorpresa di vederselo spalancare, sull’altare di una semplice cappella di una chiesa di campagna è qualcosa che non si dimentica.

La Visitazione è una tavola, dipinta quindi un po’ ecletticamente da Pontormo con una tecnica che ormai stava andando in disuso: proprio lui che invece non si faceva problemi ad arrischiare le soluzioni più moderne del tempo. Il quadro è concepito infatti in modo molto libero: l’incontro tra Elisabetta e Maria avviene nel bel mezzo di una città, con edifici dall’elementarità vagamente metafisica. La nudità anche cromatica del contesto contrasta con l’esuberanza straordinaria delle vesti delle protagoniste: sono figure di una monumentalità volutamente fuori scala che, nonostante le loro dimensioni, avvicinandosi l’una all’altra sembrano camminare quasi sospese: come se l’attrazione che provano le rendesse improvvisamente aree e leggere.

Siamo in una stagione della storia della pittura, in cui gli artisti si avvitano in una soggettivismo che a volte sembra sfiorare la patologia. E Pontormo, nella sua genialità, non ne è certo immune. I colori delle vesti, la strana presenza di due personaggi che innovano in modo arbitrario l’iconografia, la bizzarria un po’ spaesante dell’ambientazione, sono tutte componenti di questo personalismo che ormai ha poche regole a cui obbedire. Sembra un festival delle anomalie questo quadro: eppure, anche dentro questo palese sbandamento, Pontormo riesce a intercettare un particolare che poi, a ben guardare, è il perno, il cuore  del quadro. Il particolare è quel movimento che mette Maria nella braccia di Elisabetta. È quel trasporto affettivo che le lega in una abbraccio, semplice, vero, istintivo. È quella contentezza dei rispettivi destini che le porta a fare quello che sembra un passo di danza; che le rende leggere. È lo sguardo strabordante di un senso amicale che tutti un giorno vorremmo sperimentare. La Visitazione di Pontormo è un quadro che segue un movimento, proprio come se fosse il fermo immagine di un film. Si capisce perché piacesse tanto a Pasolini, un uomo che non amava le cristallizzazioni. E che sentiva congeniale quella libertà estrema e inquieta che all’ultimo si fa obbediente.

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