20 gennaio 2014

Notes, 20 gennaio 2014

Filo d’oro. Una breve nota per segnalare il bellissimo articolo di Leonardo Lugaresi, docente di letteratura cristiana antica presso l’Università Alma Mater di Bologna, riportato nella rubrica Chiesa. In un Notes precedente avevamo scritto che uno dei cardini del Magistero di Francesco era la precedenza della grazia di Dio sull’agire e sulla conoscenza umana. E di come questo aspetto del Magistero di Francesco, benché evidente e tante volte ribadito, non trovasse eco in ambito ecclesiale. L’articolo di Lugaresi quindi giunge come una felice smentita. 

Che poi Lugaresi abbia evidenziato come proprio questo aspetto rappresenti il trait-d’union tra il precedente Pontificato e l’attuale, tramite Agostino, è constatazione ancora più felice.

Per parte nostra, infine, siamo particolarmente grati che per evidenziare questo filo d’oro sia stata citata la prefazione al libro di don Giacomo Tantardini Il tempo della Chiesa secondo Agostino. In particolare perché don Giacomo ha letto Agostino concentrando la sua riflessione proprio su questo aspetto. Lungi dall’essere una mera passione per un santo del passato, pur amato, questa lettura di don Giacomo è stato un modo per riproporre l’essenza del cristianesimo in un mondo cattolico nel quale la grazia sovrannaturale ha rischiato, e rischia, di diventare un inutile orpello o, al più, un simbolo esoterico da usare nei discorsi, affidando allo sforzo e alla progettualità umana la salvezza personale e l’edificazione della Chiesa.

Piace concludere che quando Francesco dice che Dio è il «Dio della sorprese», come ribadito anche il 20 gennaio nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta, dice essenzialmente questo: è l’accadere della grazia di Dio, la sorprendente manifestazione del suo agire nel mondo che salva gli uomini e la Sua Chiesa. A noi è dato di attendere con fiducia, fede appunto, questo intervento del Signore: nella nostra vita, nella Sua Chiesa e nel mondo. Assecondando, nonostante tutti i nostri limiti e i nostri crimini (come sono belli i canti della liturgia antica quando parlano del peccato usando questo termine così poco eufemistico), le sorprese del Signore.

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